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Archive for gennaio 2012

I partiti stanno giocando col fuoco, e se ne rendono conto solo in parte. Delegare a un governo tecnico l’onere di quelle decisioni che loro non avrebbero potuto prendere per non farsi attaccare dal proprio elettorato sembrava una furbata. Già, sembrava. Ma non lo è stato. Perché la gente non è fessa, e comincia a fare confronti. Non solo, ma si rende conto che si può vivere anche senza quei personaggi che dominavano i pastoni politici televisivi. Insomma, il pericolo che i vari Bersani, Casini, Alfano, ma anche Di Pietro e Maroni stanno correndo è quello dell’irrilevanza. Rischiano di fare come quei rampolli imprenditoriali che hanno dovuto dare in mano la loro azienda ai manager perché non sapevano più mandarla avanti, e poi ogni tanto mettono bocca per ricordare a sé stessi e agli altri la propria esistenza, e parlano di strategie che nessuno mai seguirà. L’opinione pubblica vede che il governo non solo ha fatto l’ennesima manovra “lacrime e sangue”, ma ha anche tracciato riforme e liberalizzazioni di cui si sentiva parlare da anni e anni senza che nessuno provasse a vararle davvero. Si parlava dei “tecnici” di Monti quasi come degli elettricisti, buoni solo per l’ordinaria amministrazione, curatori fallimentari chiamati solo a gestire la fase di crisi. E invece questi, zac!, solo perché non hanno dei partiti a cui fare riferimento, o un elettorato preferenziale da blandire, hanno sfornato in due mesi più provvedimenti di Berlusconi e Prodi messi insieme, e ora promettono addirittura la riforma del mercato del lavoro.

Ma come è stato possibile tutto questo? La risposta purtroppo è semplice: con l’abdicazione progressiva della politica rispetto al suo ruolo, di cui la ritirata strategica per “mandare avanti” i tecnici di Monti è stata solo l’ultimo, inglorioso capitolo. Mi spiego: se chiediamo a un italiano medio di raccontare gli ultimi due anni della politica italiana ci risponderà invariabilmente che ricorda solo i tentativi di Berlusconi di restare al governo e degli anti-berlusconiani di farlo fuori. Poi, incalzato, riuscirà a ricordare tutte le richieste che ci ha fatto la Commissione Europea, oppure la Banca Centrale Europea o qualsiasi altra istanza dell’Unione per rimetterci in regola, e i nostri tentativi di obbedire, ma solo in parte, e comunque senza esagerare in sacrifici. Fine. La politica italiana è stata per troppo tempo solo questo: un interminabile braccio di ferro tra gli uomini del Cavaliere e i loro avversari, e molti diktat dell’Europa, che di fatto ci ha dettato sempre più direttamente tutte le linee economiche. Ma se non c’è stato nulla di meglio, se non ci ritorna in mente nient’altro, se non siamo in grado di ricordare una buon scelta di destra che abbia caratterizzato i governi Berlusconi e una buona scelta di sinistra che abbia contraddistinto i governi suoi avversari, come potremmo ora sentire la mancanza della politica?

La destra ha sempre accusato la sinistra di essere “il partito delle tasse”, eppure coi governi Pdl-Lega le tasse sono arrivate al massimo storico. La sinistra ha sempre accusato la destra di sabotare la giustizia, eppure l’ultima volta che ha governato ha messo Mastella come guardasigilli e ha subito fatto l’indulto. L’establishment politico non può certo stupirsi che proprio ora torni in auge tutta la tematica della casta. Il sottotesto è sempre più chiaro: non fanno altro che danni, rubano, si danno stipendi e prebende faraoniche e poi chiedono i sacrifici a tutti ma non a loro stessi. E il bello è che gli interessati se ne offendono. Non passa giorno senza che qualche persona responsabile si faccia viva con voce preoccupata per dire: per favore, non alimentate quest’ondata di qualunquismo contro la politica. La risposta a costoro è purtroppo facile: quest’ondata l’avete alimentata voi stessi. La politica dovrebbe esser fatta di ideali, strategie, programmi, scelte, uomini, rispetto ai quali il corpo elettorale deve poter scegliere. Nella attuale notte buia della politica non riusciamo a distinguere nulla, se non i profili di figure che conosciamo, che sono state nemiche e poi alleate e poi ancora nemiche e così via. Guidano partiti che hanno cambiato nome due o tre volte in pochi anni, e forse si accingono a cambiarlo ancora. Fossi davvero qualunquista direi: “alla fine li riconosceremo dalle impronte digitali”. Invece spero di distinguerli, prima o poi, per le loro idee. Ma temo di essere troppo ottimista.

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La cosiddetta SOPA (Stop Online Piracy Act) è un disegno legge presentato negli USA allo scopo di fermare la pirateria informatica:

“La nuova legge, permetterebbe ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti; al momento (dicembre 2011) la legge è in discussione presso la commissione giustizia del Congresso degli Stati Uniti. La legge permetterebbe inoltre al Dipartimento di Giustizia ed ai titolari di copyright di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore. A seconda del richiedente, le sanzioni potrebbero includere il divieto ai network pubblicitari o ai siti di gestione dei pagamenti (come, ad esempio, Paypal) d’intrattenere rapporti d’affari con il sito accusato delle infrazioni, il divieto ai motori di ricerca di mantenere attivi link verso il sito in questione e la richiesta agli Internet Service Provider di bloccare l’accesso al sito web. La legge, qualora approvata, renderebbe lo streaming di contenuti vincolati da copyright un reato.” (Wikipedia).

La principale preoccupazione è che questa legge, se approvata potrebbe costituire uno strumento di censura per i principali siti web globali, e non solo. Lo sviluppo di questo disegno di legge, che per ora è stato proposto negli Stati Uniti, è favorito dall’industria del cinema e della musica, i quali ritengono internet il principale colpevole per la violazione del copyright.

I più importanti nomi del web si sono mobilitati (Wikipedia, Facebook, Twitter, E-bay, Google) minacciando uno sciopero.

Sono comprensibili le esigenze del mondo del cinema e della musica ma questo provvedimento è fin troppo eccessivo perché SOPA potrebbe indebolire la libertà di espressione che è stato il punto di forza di internet per gli utenti che l’hanno saputo sfruttare.

Quindi come dice Zuckerberg: “The world today needs political leaders who are pro-internet

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Facebook era già stato accusato in passato di essere responsabile di litigi e separazioni, ma ora è stato definito come la causa principale di un terzo dei divorzi in Inghilterra.

 Un portale che offre servizi legali di divorzio online ha analizzato infatti circa 5000 richieste di separazione e ne è uscito fuori che un caso su tre è dovuto dal social network fondato da Zuckerberg.

Oggigiorno il mondo virtuale è diventato il luogo più frequentato per avere

delle relazioni extraconiugali.

Si va su facebook per “incontrare” delle persone proprio come si fa in qualsiasi locale, e per molte persone risulta più facile relazionarsi dietro uno schermo che li possa proteggere piuttosto che in un bar davanti ad altre persone.  Inoltre, a spiegare ulteriormente questo fenomeno ci sono sicuramente i commenti negativi rilasciati sul proprio profilo quando il matrimonio si trova già in  una situazione di crisi, i messaggi negativi inviati da uno dei due partner o la ricerca da parte di uno di questi del proprio o della propria ex.

E come succede spesso, le persone tendono ad accusare i media, qualunque siano, per un comportamento “negativo” (il Corriere della Sera titola in prima pagina: “Facebook, motore primo di divorzi), dimenticando che dietro il mezzo c’è sempre la persona. È vero che internet ha sicuramente favorito l’aumento dei divorzi,  e i numeri forniti della ricerca inglese di Divorce-online ne sono una prova (è la causa del 33% dei divorzi),  ma è giusto definirlo come una causa?

Va ricordato anche che è proprio grazie a facebook  e in generale di internet che si sono venute a formare diverse coppie.

Quello che penso e che mi sento di rispondere a coloro che ritengono facebook una minaccia al matrimonio è questo:

fabebook non è un motivo di divorzio… è solo uno strumento che velocizza quello che prima o poi evidentemente sarebbe dovuto finire…

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Un interessante video realizzato da Visualizing che racconta com’è andato l’ormai passato 2011 per i social network

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