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Posts Tagged ‘Facebook’

Secondo uno studio condotto dalla Chicago Booth School of Business, attraverso un sondaggio che ha analizzato 205 soggetti di una età compresa fra i 18 e 85 anni,   facebook e twitter creano più dipendenza dell’alcol e delle sigarette.

Non c’è niente da fare… i racconti che creiamo intorno all’uso del web strutturano il nostro immaginario su internet.

Questo studio è si è svolto durante una giornata tipo dei vari soggetti e ne emerso appunto che il bisogno di sapere se ci sono novità che ci riguardano più o meno è più forte di quello di fumare e di bere.

Ormai i social network hanno ci hanno reso dipendenti dalla comunicazione. Quest’ultima si trova infatti, insieme al lavoro,  in cima alle attività a cui pensiamo maggiormente dopo il sesso e al dormire.

Wilhelm Hofmann, il docente di scienze comportamentali che ha diretto la ricerca che verrà pubblicata su Psycological Science, ha spiegato:

Il fatto che il sonno ed il piacere siano i desideri più problematici suggerisce l’esistenza di tensioni pervasive fra inclinazioni naturali al riposo ed al relax e la moltitudine di lavoro e gli altri obblighi. In confronto può anche essere più difficile resistere ai desideri connessi ai media a causa della loro elevata disponibilità e anche perché ci sembra che non ci costi troppo impegnarci in queste attività, anche se si vuol resistere”.

Basta non esagerare con questa dipendenza 😀

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La cosiddetta SOPA (Stop Online Piracy Act) è un disegno legge presentato negli USA allo scopo di fermare la pirateria informatica:

“La nuova legge, permetterebbe ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti; al momento (dicembre 2011) la legge è in discussione presso la commissione giustizia del Congresso degli Stati Uniti. La legge permetterebbe inoltre al Dipartimento di Giustizia ed ai titolari di copyright di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore. A seconda del richiedente, le sanzioni potrebbero includere il divieto ai network pubblicitari o ai siti di gestione dei pagamenti (come, ad esempio, Paypal) d’intrattenere rapporti d’affari con il sito accusato delle infrazioni, il divieto ai motori di ricerca di mantenere attivi link verso il sito in questione e la richiesta agli Internet Service Provider di bloccare l’accesso al sito web. La legge, qualora approvata, renderebbe lo streaming di contenuti vincolati da copyright un reato.” (Wikipedia).

La principale preoccupazione è che questa legge, se approvata potrebbe costituire uno strumento di censura per i principali siti web globali, e non solo. Lo sviluppo di questo disegno di legge, che per ora è stato proposto negli Stati Uniti, è favorito dall’industria del cinema e della musica, i quali ritengono internet il principale colpevole per la violazione del copyright.

I più importanti nomi del web si sono mobilitati (Wikipedia, Facebook, Twitter, E-bay, Google) minacciando uno sciopero.

Sono comprensibili le esigenze del mondo del cinema e della musica ma questo provvedimento è fin troppo eccessivo perché SOPA potrebbe indebolire la libertà di espressione che è stato il punto di forza di internet per gli utenti che l’hanno saputo sfruttare.

Quindi come dice Zuckerberg: “The world today needs political leaders who are pro-internet

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Facebook era già stato accusato in passato di essere responsabile di litigi e separazioni, ma ora è stato definito come la causa principale di un terzo dei divorzi in Inghilterra.

 Un portale che offre servizi legali di divorzio online ha analizzato infatti circa 5000 richieste di separazione e ne è uscito fuori che un caso su tre è dovuto dal social network fondato da Zuckerberg.

Oggigiorno il mondo virtuale è diventato il luogo più frequentato per avere

delle relazioni extraconiugali.

Si va su facebook per “incontrare” delle persone proprio come si fa in qualsiasi locale, e per molte persone risulta più facile relazionarsi dietro uno schermo che li possa proteggere piuttosto che in un bar davanti ad altre persone.  Inoltre, a spiegare ulteriormente questo fenomeno ci sono sicuramente i commenti negativi rilasciati sul proprio profilo quando il matrimonio si trova già in  una situazione di crisi, i messaggi negativi inviati da uno dei due partner o la ricerca da parte di uno di questi del proprio o della propria ex.

E come succede spesso, le persone tendono ad accusare i media, qualunque siano, per un comportamento “negativo” (il Corriere della Sera titola in prima pagina: “Facebook, motore primo di divorzi), dimenticando che dietro il mezzo c’è sempre la persona. È vero che internet ha sicuramente favorito l’aumento dei divorzi,  e i numeri forniti della ricerca inglese di Divorce-online ne sono una prova (è la causa del 33% dei divorzi),  ma è giusto definirlo come una causa?

Va ricordato anche che è proprio grazie a facebook  e in generale di internet che si sono venute a formare diverse coppie.

Quello che penso e che mi sento di rispondere a coloro che ritengono facebook una minaccia al matrimonio è questo:

fabebook non è un motivo di divorzio… è solo uno strumento che velocizza quello che prima o poi evidentemente sarebbe dovuto finire…

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Un interessante video realizzato da Visualizing che racconta com’è andato l’ormai passato 2011 per i social network

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Questo video mostra come e quanto vengono utilizzati i social media nel mondo

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