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Posts Tagged ‘politica italiana’

I partiti stanno giocando col fuoco, e se ne rendono conto solo in parte. Delegare a un governo tecnico l’onere di quelle decisioni che loro non avrebbero potuto prendere per non farsi attaccare dal proprio elettorato sembrava una furbata. Già, sembrava. Ma non lo è stato. Perché la gente non è fessa, e comincia a fare confronti. Non solo, ma si rende conto che si può vivere anche senza quei personaggi che dominavano i pastoni politici televisivi. Insomma, il pericolo che i vari Bersani, Casini, Alfano, ma anche Di Pietro e Maroni stanno correndo è quello dell’irrilevanza. Rischiano di fare come quei rampolli imprenditoriali che hanno dovuto dare in mano la loro azienda ai manager perché non sapevano più mandarla avanti, e poi ogni tanto mettono bocca per ricordare a sé stessi e agli altri la propria esistenza, e parlano di strategie che nessuno mai seguirà. L’opinione pubblica vede che il governo non solo ha fatto l’ennesima manovra “lacrime e sangue”, ma ha anche tracciato riforme e liberalizzazioni di cui si sentiva parlare da anni e anni senza che nessuno provasse a vararle davvero. Si parlava dei “tecnici” di Monti quasi come degli elettricisti, buoni solo per l’ordinaria amministrazione, curatori fallimentari chiamati solo a gestire la fase di crisi. E invece questi, zac!, solo perché non hanno dei partiti a cui fare riferimento, o un elettorato preferenziale da blandire, hanno sfornato in due mesi più provvedimenti di Berlusconi e Prodi messi insieme, e ora promettono addirittura la riforma del mercato del lavoro.

Ma come è stato possibile tutto questo? La risposta purtroppo è semplice: con l’abdicazione progressiva della politica rispetto al suo ruolo, di cui la ritirata strategica per “mandare avanti” i tecnici di Monti è stata solo l’ultimo, inglorioso capitolo. Mi spiego: se chiediamo a un italiano medio di raccontare gli ultimi due anni della politica italiana ci risponderà invariabilmente che ricorda solo i tentativi di Berlusconi di restare al governo e degli anti-berlusconiani di farlo fuori. Poi, incalzato, riuscirà a ricordare tutte le richieste che ci ha fatto la Commissione Europea, oppure la Banca Centrale Europea o qualsiasi altra istanza dell’Unione per rimetterci in regola, e i nostri tentativi di obbedire, ma solo in parte, e comunque senza esagerare in sacrifici. Fine. La politica italiana è stata per troppo tempo solo questo: un interminabile braccio di ferro tra gli uomini del Cavaliere e i loro avversari, e molti diktat dell’Europa, che di fatto ci ha dettato sempre più direttamente tutte le linee economiche. Ma se non c’è stato nulla di meglio, se non ci ritorna in mente nient’altro, se non siamo in grado di ricordare una buon scelta di destra che abbia caratterizzato i governi Berlusconi e una buona scelta di sinistra che abbia contraddistinto i governi suoi avversari, come potremmo ora sentire la mancanza della politica?

La destra ha sempre accusato la sinistra di essere “il partito delle tasse”, eppure coi governi Pdl-Lega le tasse sono arrivate al massimo storico. La sinistra ha sempre accusato la destra di sabotare la giustizia, eppure l’ultima volta che ha governato ha messo Mastella come guardasigilli e ha subito fatto l’indulto. L’establishment politico non può certo stupirsi che proprio ora torni in auge tutta la tematica della casta. Il sottotesto è sempre più chiaro: non fanno altro che danni, rubano, si danno stipendi e prebende faraoniche e poi chiedono i sacrifici a tutti ma non a loro stessi. E il bello è che gli interessati se ne offendono. Non passa giorno senza che qualche persona responsabile si faccia viva con voce preoccupata per dire: per favore, non alimentate quest’ondata di qualunquismo contro la politica. La risposta a costoro è purtroppo facile: quest’ondata l’avete alimentata voi stessi. La politica dovrebbe esser fatta di ideali, strategie, programmi, scelte, uomini, rispetto ai quali il corpo elettorale deve poter scegliere. Nella attuale notte buia della politica non riusciamo a distinguere nulla, se non i profili di figure che conosciamo, che sono state nemiche e poi alleate e poi ancora nemiche e così via. Guidano partiti che hanno cambiato nome due o tre volte in pochi anni, e forse si accingono a cambiarlo ancora. Fossi davvero qualunquista direi: “alla fine li riconosceremo dalle impronte digitali”. Invece spero di distinguerli, prima o poi, per le loro idee. Ma temo di essere troppo ottimista.

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